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Descrizione

Di poco elevato rispetto a Piazza Umberto I, sorge il Castello di Rudinì. Intorno alla seconda metà del 1800 era stata la residenza estiva dei Marchesi di Rudinì, che venivano in Piemonte con la figlia Alessandra e il suo cagnolino Chatain (come racconta il libro ‘Alessandra di Rudinì’ di Gigi Moncalvo). La ragazza, disinibita e abile oratrice, si racconta, fosse l'amante di Gabriele D'Annunzio, che pare, essere stato anche ospite della tenuta. Purtroppo, il sito oggi non è in buone condizioni, si trova infatti cintato e l'accesso è vietato. è sempre stato di propietà private, che non ne hanno mai riconosciuto il valore. Sicuramente, intorno ad esso aleggia un alone di mistero e la storia è arricchita da leggende, come quella che narra che nei sotterranei del castello ci fosse l’accesso a un tunnel segreto, lungo chilometri, usato come via di fuga, verso la Certosa di Pesio, in tempo di guerra. L'ingresso principale  si trova nel cortile della ex Cartiera, oggi sede di diverse attività artigianali. All'interno del Castello non si trova più arredamento. Le sale risultano ampie, anche se non presentano più gli infissi. In ogni sala è presente un camino a legna: i soffitti sono molto alti e, date le temperature del luogo, non era semplice riscaldare quelle stanze. Solo in alcune sale sono ancora conservati rosoni e stemmi non facilmente attribuibili a famiglie nobili. I pavimenti variano dai parquet, quasi completamente intatti ed in ottime condizioni, alle piastrelle quadrate di cotto. Il Castello ha subito diversi saccheggi nel corso degli anni, motivo della mancanza di tutti gli arredi, delle porte interne e lampadari. 

Al piano seminterrato, dove erano allocate le cucine, c’è ancora un pozzo, che secondo i racconti sul castello, sarebbe diventato la tomba di due soldati tedeschi, che anziché essere catturati e trucidati preferirono la morte per annegamento. 

La torre del castello si raggiunge grazie a una scala a chiocciola. Di lì, a 26 metri di altezza, il panorama ripaga la visita: si vedono tutto il centro di Beinette e le campagne, fino al campanile di Margarita. Il tetto, con il consenso della Soprintendenza alle Belle Arti, è stato ristrutturato dalla proprietà alcuni anni fa: un pilastro portante regge le nuove travi. Il tetto è stato isolato con materiali moderni, ma esternamente sono stati riutilizzati i coppi storici.



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